Vi conviene volare così basso?

Ne usciremo migliori. 

Durante il brutto periodo che ha conivolto la maggior parte del mondo civilizzato si diceva così. 

E i presupposti che almeno una parte di noi sarebbe riuscita ad ampliare i propri orizzonti per quanto riguarda inclusività, rispetto reciproco, sostenibilità, ritorno a valori più alti ed attenzione per ciò che ci circonda c’erano tutti. Effettivamente tutto questo può accendere l’attenzione verso gli aspetti della vita che magari nel trambusto di tutti i giorni vengono lasciati in ombra. Il nostro stile di vita ha obbligatoriamente rallentato e ci si è potuti accorgere di quanti particolari del nostro vivere giornaliero fossero veramente futili, passeggeri e con un destino preconfezionato diciamo.  

Purtroppo certi preconcetti nati negli ultimi 20 anni non sono semplici da smontare e hanno portato molte persone a pensare che tanti articoli non fossero più adatti alla vita “moderna”, avessero un costo troppo alto rispetto alla loro utilità o campo d’utilizzo e che in un’epoca caratterizzata da un’elevata disponibilità di offerta certi valori non fossero più necessari. Si è spinto e si spinge ancora moltissimo su quanto sia bello cambiare outfit tutti i giorni, ogni stagione set nuovi di articoli  riempiono gli armadi di molti di noi mentre quello che viene ritenuto vecchio finisce in pattumiera o se proprio va bene in qualche raccolta di abiti usati. 

Purtroppo nel tempo c’è stata anche una de-personificazione del concetto stesso dell’articolo in quanto oggetto effettivamente creato, prodotto da qualcuno. Non ci si rende conto che anche quanto viene acquistato ad un prezzo basso non si è materializzato per magia sugli scaffali del negozio e dietro al poco valore che gli riconosciamo è compreso il lavoro di molte persone. Persone che hanno cucito, colorato, montato, smontato, prodotto bottoni, cerniere, fili, tessuti, trasportato, esposto, venduto. Il prezzo che voi pagate comprende tutto questo e anche di più. Sembra quasi che realizzare nella propria testa tutto questo processo sia troppo e non debba riguardarci. 

Photo by Artem Beliaikin on Pexels.com

Per quanto posso ho schiacciato sull’acceleratore per quanto riguarda la divulgazione dei valori del bello&benfatto, artigianato e soprattutto consapevolezza negli acquisti. Sono convinto sostenitore del fatto che valga molto più un articolo scelto ed acquistato con attenzione ai materiali ed alla fattura piuttosto che agire d’impulso spinti da sfizi indotti, momenti di passione passeggera. Aprire i propri armadi, estrarre tutto quello che contengono per fare una cernita di quello che effettivamente può esserci ancora utile, appassionarci e attrarci ancora può essere una pratica molto salutare; ci si rende conto in maniera più approfondita di cosa guida i nostri acquisti e desideri e anche di come spendiamo i nostri soldi! Capita di ritrovare oggetti presi e mai utilizzati e di rivalutarne l’effettiva necessità/utilità. Io qui parlo principalmente del mondo legato al fashion ed a quelli articoli che portiamo a spasso per le nostre giornate ben calzati su di noi ma sarebbe riconducibile ad ogni aspetto del nostro vivere. Io però resto nel mio, non voglio sforare anche perché già questo aspetto può influenzare il mondo in cui viviamo e non poco! 

In questo vortice è stato trascinato suo malgrado chi vive ideando, creando e vendendo tutto ciò che negli anni la sua esperienza gli ha permesso di concepire, tramandare, immaginare. Chi fa parte del mondo del fatto-a-mano sta vedendo un impoverimento costante e inesorabile del valore di ciò che fa, impoverimento soprattutto a livello concettuale. La stragrande maggioranza delle persone non riesce a concepire come mai un articolo creato da una singola persona partendo da zero ed utilizzando tecniche e materiali particolari possa costare spesso 10, 100, 1000 volte più di un oggetto simile corredato PURE di brand conosciuto a livello globale. Si è riusciti a far pensare che quanto viene prodotto in serie, velocemente e con un apporto minimo di intervento umano sia più affidabile nel tempo e con un livello qualitativo più elevato a prescindere dal valore del materiale con cui è assemblato. E’ stato attuato un processo sistemico di svalutazione dell’operato umano etichettandolo come indice di approsimatività, economicità, scarso rispetto della soddisfazione del cliente e di quanto esso si esponga/impegni economicamente.  

Photo by Artem Beliaikin on Pexels.com

Così i laboratori hanno perso il loro ruolo di luoghi di tradizioni e saperi, il fascino che trasmettevano derivante dalla capacità di trasmettere dei valori fisicamente impalpabili ma in grado di fornire uno strumento atto a fornire sostentamento in maniera autonoma è stato via via svilito. Si è voluto puntare il dito sul concetto che una cosa simile fosse foriera di semplice “sopravvivenza” ben lungi dall’opulenza prospettata, ma vera chimera, di quanto si potesse acquisire senza “sporcarsi le mani” grazie ad impieghi con remunerazioni fisse, in luoghi più ordinati, inquadrati e, a volte solo idealmente, più accoglienti. Per carità non dico che il mondo dell’artigianato sia senza peccato eh, anzi. Gli artigiani hanno una gran bella parte di colpa in questo processo. Se da una parte si è denigrato un certo modo di vivere/lavorare dall’altro c’è stata una grande incapacità di affrontare i cambiamenti. Il mondo al di fuori dei laboratori stava e sta evolvendo in vari termini tra cui quello della capacità di collaborare, creare sinergie, inclusività, sostenibilità, apertura e ultimo ma assai importante oggi capacità di presentarsi in maniera interessante al pubblico delle nuove generazioni. Dall’altra parte spesso si è preferito chiudersi nel proprio mondo personale fatto di attrezzi, spazi ridotti, metodi tramandati ma non divulgati al di fuori, diffidenza verso il nuovo e soprattutto verso ciò che viene ritenuto superficiale, non adatto a qualcosa di così pratico, concreto come un articolo creato a mano. Gli artigiani molto spesso hanno operato una sorta di autoghettizzazione che purtroppo ha tagliato loro i contatti con le nuove generazioni e questo perché non si sono resi conto che a differenza di appena 50anni fa non sono più INDISPENSABILI.  

L’incapacità di comunicare e di confrontarsi anche con le nuove generazioni di acquirenti sta portando lentamente ma inesorabilmente alla sparizione di molti laboratori. Perché non basta denigrare un articolo di produzione di massa ritenendolo semplicemente dozzinale, sovra prezzato e per questo non degno di attenzione. Invece serve anche spiegare a chi tende ad acquistare questo genere di articoli dove stanno le DIFFERENZE e perché ci sono in ambito di materiali, prezzi, fattura. Altrimenti, ponendo semplicemente un muro di spocchioso disprezzo l’utente finale ha solo la sensazione di veder denigrate le proprie scelte per partito preso, si ha la sensazione che sia solo perché non si compra presso di “loro”. E si allontanano. Chiudersi al mondo tiene distanti quei rari che vorrebbero approfondire e magari imparare, facendo così proliferare quei confronti impietosi che molti artigiani si sentono fare: “perché se nella grande distribuzione questo costa 10 lo stesso articolo da voi costa 150? Perché dovrei prenderlo qui, non ha senso, siete matti, ci vuole un attimo a produrlo, non siete mica lo stilista tizio&caio … ecc ecc ecc “ . Voi non avete idea di quante centinaia di volte io abbia sentito queste argomentazioni! 

E’ un serpente che si mangia la coda; molti non riuscendo ad affrontare più certi argomenti, lo svanire della fila di clienti per raggiunti limiti di età/mancato ricambio generazionale degli stessi, incapacità di utilizzare e sfruttare a proprio vantaggio ciò che il mondo odierno mette a disposizione si lasciano svanire, morire. Chiudono. Si arrendono. I possibili clienti lo vedono come un’ineluttabile segno del tempo che giustifica e avvalora ogni tesi riguardante l’anacronismo di certe attività. 

Il circolo si chiude, i pochi che resistono puntano giustamente sull’eccellenza e su chi può permettersela ma così si perde e si impoverisce il tessuto medio sia dei servizi sia della clientela. “l’uomo – della – strada” si convince certe cose siano solo bizzarrie da ricchi, che i materiali non siano importanti e che una cosa valga l’altra se non brandizzata in modo universalmente riconosciuto come di valore. Un gran peccato perché ci toglie la possibilità di sperimentare cosa voglia dire un articolo che accompagna per anni il suo possessore, che possa essere riparato evitando così nuove spese, che i segni del tempo magari lo rendano più interessante ed in grado di raccontare e ricordare certi momenti vissuti a lungo negli anni.   

Se si vuole davvero salvare non solo un comprato produttivo importante per il nostro paese ma un vero e proprio settore culturale c’è bisogno dell’aiuto di molti attori non ultimo quello rappresentato da chi ci governa.  Serve aiuto per riportare nuove leve nei laboratori, serve aiutare chi apre da poco servizi artigianali a farsi conoscere, valorizzare, apprezzare. Bisogna far si che chi prende un apprendista possa permetterselo puntando sul fatto che sia un investimento per il futuro non solo dell’artigiano ma della comunità. Non che sia visto come un lusso che il laboratorio evidentemente può permettersi e quindi un’ulteriore fonte di tassazione.  Sostenere le scuole di arti & mestieri.  

Ad oggi cercare di far tornare l’interesse per questo tipo di mondo, per le sue peculiarità e qualità sta diventando quasi una battaglia contro i mulini a vento. Sempre più artigiani si domandano “perchè continuare?” in un paese in cui non c’è il minimo indizio di voler rallentare i ritmi in favore di uno stile di vita più consapevole e tornare a valori che potrebbero portare vantaggi a livello economico, sociale e culturale? Quando ho a che fare con qualcuno di loro che vuole gettare la spugna sento tanta amarezza, sfiducia e la maggior parte delle volte non si riesce a far cambiare idea… e io la vivo come una grande sconfitta.  

Mi piacerebbe molto se chi sta leggendo questo si fermasse almeno per un attimo a pensare a cosa implicano le sue scelte di tutti i giorni e realizzasse quanto questo possa realmente influenzare il mondo che ci circonda.  

Buoni passi.   

Come assaporare veramente lo shopping?!

Avete mai potuto notare la differenza dello shopping effettuato presso la boutique di molti brand globali e quella in un negozio specializzato?

Quant’è bello entrare in un piccolo negozio?

Diciamocelo, di solito quando entri in un negozio che sia di una grande catena multimarca, qual’è il massimo dell’attenzione a cui possiamo aspirare? Un frettoloso “buongiorno-le serve qualcosa in particolare?-se ha bisogno chieda pure-le sta benissimo si vede che è proprio il suo stile-” Il più delle volte ripetuto o seguiti a distanza come puntati da attenti predatori.

E ci si infastidisce.

Molto spesso chi lavora in certi ambienti non lo fa per passione o per una vera vocazione professionale, il più delle volte è un passaggio da uno store all’altro, da un brand all’altro, da un momento di vita più o meno lungo fino al successivo. Quindi la formazione data è centrata solo a quello, alla vendita rapida. Alla quantità. A questo si è spronati. Difficilmente chi riceve questo approfondirà il tema per il solo gusto o piacere personale. Le qualità richieste sono: “velocità, capacità di raggiungere gli obiettivi preposti dallo store-manager, lavoro di squadra, gestione dello stress, flessibilità oraria”

Punto.

Il discorso cambia quando si entra in un negozio singolo, diciamo, che tratta articoli non necessariamente di alto livello ma comunque con una particolare attenzione alla qualità dei materiali ed allo stile. Questo spesso porta ad avere anche una certa attenzione al servizio offerto al cliente, che sia storico o di passaggio. Perché è facile che chi entra in un certo tipo di attività abbia una sorta di amore non solo verso ciò che compra ma soprattutto verso il suo tempo e come gradisca passarlo. Chi vende sa che può aver a che fare con persone di una certa pignoleria diciamo, che vogliono soddisfatte anche loro particolari curiosità inerenti composizione, costruzione, provenienza. Quindi è sicuramente formato e se non è il proprietario dell’attività è stato scelto quantomeno per la sua attenzione a quel prodotto in particolare. Capita di incontrare chi ha una vera e propria passione per ciò che vende e allora lì difficilmente non scatta la sintonia venditore-cliente.

Partono i consigli, i confronti, i suggerimenti estetici più mirati. Dite la verità, se vi è mai capitato in questi casi quanto è più soddisfacente lo shopping? Ancora di più se il venditore capisce che si tratta di qualcosa di speciale per voi. Se invece siete dei novellini di un certo tipo di acquisto ma vi mostrerete genuinamente curiosi e disponibili a farsi consigliare difficilmente un buon venditore vi deluderà.

E qui torniamo al vecchio discorso se vedete un articolo che vi piace, il prezzo non è un problema ma l’insegna o il nome del negozio non vi dice nulla….e andiamo! Superate le diffidenze ed entrate, potreste cominciare a scoprire un mondo nuovo fatto di contatto umano, empatia, assistenza, qualità.

Il mio lavoro consiste anche in quello, prendervi per mano e soddisfare qualunque vostra necessità riguardante l’acquisto di calzature facendo in modo che ovunque vi troviate possiate avere al vostro fianco chi si occupi della vostra soddisfazione duratura. Vi posso guidare alla scoperta di un mondo esclusivo ed affascinante fatto di qualità, stile, passione.

Buoni passi

Giacomo

AppariScienZa: ovvero, come valutiamo il lusso?

L’abito non fa il monaco e questo vale anche per gli oggetti di lusso o altissimo livello. Non farsi abbagliare da brand e chiacchere porta ad avere grandi soddisfazioni.

Spesso si crede che un oggetto debba dimostrare il proprio valore con un estetica che lo urli a squarciagola tramite determinate caratteristiche. Siano essi colori o materiali l’essenziale è che sia semplice capire che sia qualcosa che costa, molto. Ci sono determinati particolari che vengono unanimemente riconosciuti come di pregio, ricercati, in poche parole di LUSSO. Anche chi non ha la benché minima nozione in proposito può tranquillamente supporre che una borsa in coccodrillo o pitone abbia un costo elevato; cito questi come esempio perché semplici da reperire nell’immaginario comune. Se poi a tale particolare affiancate un nome se non di pregio quantomeno globalmente famoso e riconosciuto il gioco è fatto; quello è un oggetto di LUSSO e possederlo rivendica una sorta si status sociale.

Discorso semplice dopotutto no? Certo mi direte voi. Ma in certi casi ciò non vale.

Questo capita più spesso nel mondo dei piccoli brand di nicchia, con produzione ridotte, manovalanza super-specializzata, attenzione elevatissima alla qualità dei materiali ed alla scelta degli stessi, alto livello delle rifiniture, possibilità di personalizzazione di molti aspetti dell’articolo. Poi ci sono le produzioni strettamente artigianali che non vuol dire siano su misura ma il più delle volte prevedono tirature limitatissime di qualche decina di paia, sempre con una particolare attenzione alla qualità ed alla fattura. Ed anche qui quasi sempre il prezzo non è l’unico fattore indicativo del livello dell’artigiano poiché in quest’ambito valgono regole diverse dettate dalla qualità non solo dei materiali ma anche della mano che li ha creati.

Molte volte sono gli occhi più attenti ed esperti a poter godere il piacere di scovare certe chicche. Capita le si veda indossate o presentate senza clamore in un negozio e tra appassionati ed adepti del #belloebenfatto c’è una sottile intesa, complicità quasi sia nel mostrare/portare un dato articolo sia nel dimostrare di averlo riconosciuto. Chi indossa capi od accessori di alto livello non brandizzati non lo fa come dimostrazione di successo alla “massa” ma per un proprio piacere che consiste ANCHE nel sapere che lì fuori, da qualche parte, qualcun’ altro in grado di apprezzarlo c’è e magari si lascerà sfuggire una fugace occhiata di approvazione.

Indipendentemente dal #brand o dal nome di chi ha creato un oggetto quel che conta sono le sue qualità intrinseche. L’artigiano avendo una sua linea guida non ha limiti imposti e può far si che quelle qualità siano espresse al massimo delle loro possibilità. Ecco un’ esempio eclatante, quanti crederebbero senza dubbi che qui sotto sia presentata una calzatura prodotta con uno dei pellami universalmente più pregiati ed apprezzati e creata da uno dei nomi più rinomati della calzoleria mondiale? Tra quelle presentate qui sopra e questa un vero appassionato non ha il benché minimo dubbio sulla scelta. Vi sembrerà strano eppure è così. Non farsi mai ingannare dalle apparenze, nell’artigianato questo conta più che mai. E vale non solo per il prodotto in sé ma anche per chi lo presenta.

Un oggetto creato a mano con passione e dedizione dovuta ad un lungo apprendistato che oltre alle competenze spinge anche alla ricerca del proprio stile, della propria idea che poi si materializzerà in oggetti con un segno distintivo. Ognuno avrà il suo ma per chi compra questi articoli ci sarà sempre un filo conduttore che li accomuna e questo sarà la QUALITA’.

Qualità che vi consentirà di avere qualcosa che non solo potrà accompagnarvi anni, assumendo connotati dovuti alla vostra personalità e assorbendo i segni del tempo, mutando ma che vi consentirà talvolta addirittura di tramandare. Quel che è fatto bene ha il valore aggiunto di poter essere riparato, meglio è progettato/creato più facile sarà ripararlo, adeguarlo al passare del tempo, ai cambiamenti fisici o stilistici restando sempre comunque con voi. Tutto questo per spiegarvi quali siano i vantaggi di un acquisto probabilmente più costoso di quanto vi propone il semplice sistema fast fashion, che vi priva della vostra identità guidandovi verso scelte preconfezionate mirate a far spendere meno ma spesso, buttando velocemente e quindi sprecando.

Fateveli due conti in tasca seriamente, vedete cosa vi serve realmente e come ottenere da questo il massimo risultato. Vedrete che, giocoforza, l’asticella penderà dalla parte di ciò che mira alla vostra soddisfazione duratura, non all’innamoramento fugace. E poi, diciamocelo, un’ acquisto ben pensato, atteso, desiderato, pianificato nel modello, spesa economica, stile… quanta soddisfazione in più vi dà?! Quindi come ho fatto più volte vi invito a soppesare, toccare, osservare, annusare ciò che state per comprare. Sì, anche annusare perché se un articolo in pelle ne porta l’odore è già un bel biglietto da visita. Distaccatevi dalla necessità di un nome famoso, andate oltre!

Seguiteci e imparerete anche riconoscere i tratti distintivi, ci impegniamo per far si che questo possa avvenire per il maggior numero di voi. Per il futuro abbiamo grandi progetti in proposito, ne godrete ancora di più i risultati.

A presto e … buoni passi!

Giacomo

Tuning Shoes! La mia passione…

Alcuni suggerimenti per il ripristino delle vostre calzature con suola in gomma. Cosa e come valutare un eventuale intervento.

Come promesso nel post precedente ecco un esempio di suola in frantumi per raggiunti “limiti di età” e del tipo non-riparabile. Come detto precedentemente qui o si buttano o si risuolano completamente. Non è un’operazione economica perchè richiede molto tempo ed impegno di materiali però avrà il vantaggio che il problema non si presenterà mai più ed una scarpa come questa diventa potenzialmente eterna, almeno finchè non tagliate la tomaia: questo dovrebbe far riflettere sulla validità della frase “ma a quel prezzo quasi ne compro un altro paio”. Si, certo, ma prima o poi vi ritroverete allo stesso punto.

Ecco da dove si parte:

Queste Blundstone sono arrivate al capolinea. Ma il proprietario le trova comode ed ha pensato al futuro quindi… SI PARTE! Bisogna raschiare via TUTTA la suola in gomma da ogni punto, altrimenti quella nuova non attaccherà. Come vi avevo detto è un lavoro “sporco” perchè durante l’operazione succede questo:

La suola si scioglie, letteralmente, ed è anche rischioso perchè COLA e se va sulle mani son DOLORI!!! Per di più il nastro abrasivo che si va ad usare nell’operazione si IMPASTA di continuo e quindi spesso ci si deve fermare per ripulirlo… tosto. Se siete calzolai e state vedendo per la prima volta questo lavoro mi racomando, se volete provare chiudete le bocchette di aspirazione polveri, altrimenti si intaseranno i condotti. Quindi, mascherina.

Dopo aver eliminato tutta la suola si procede a riempire ogni interstizio con del cuoio molto fine, che verrà sagomato ben benino per non far spessore extra….

si ricostruisce il guardolo, in questo caso in in gomma e si inizia a dare il primo strato di collante … quasi finito …

Alla fine si fissa la nuova suola ed ora avendo una base molto più seria su cui attaccare il tutto si può tranquillamente scegliere sia lo stile che il colore. Quindi si può scegliere in questo caso per un “total-black” oppure un bel verde, o rosso o giallo…. come vorrete. Qui si è poi optato per una cucitura della suola: non è strettamente necessaria ma è sempre un valore aggiunto. Sopratutto perchè qui si è voluto puntare su di una costruzione più flessibile rinunciando all’aggiunta di un’infrasuola di cuoio (questa si cucita alla scarpa), che io personalmente suggerisco. Rende più solido il tutto e le future manutenzioni avranno risultati migliori.

Qui di seguito un’altra versione con, appunto, infrasuola in cuoio e suola non cucita. La gomma BUONA su di uno strato di cuoio ben preparato non avrà alcun problema di tenuta per vari anni anche senza bisogno di cucitura.

Ed eccoci qui alla fine del tour. Questo per farvi capire cosa si può fare nel caso vi troviate nella situazione descritta in questo e nel post precedente. E per illustrare quanto lavoro c’è dietro per poi arrivare alla soddisfazione del cliente, in maniera duratura. Questo vuol dire affidarsi ad artigiani, a chi sa di cosa sta parlando ed opera nel vostro interesse.

Buoni passi e a presto!

Giacomo

L'essenza del Lusso

Potete non credermi, ma queste sono un paio tra le più esclusive e costose calzature al mondo. Vengono create solo ed esclusivamente su ordinazione e su misura.

Una volta che la scarpa è pronta viene posizionata in una fossa, nel terreno, all’aperto e coperta da un vetro ad alta resistenza. E li aspetta, mediamente 4 anni, che la natura faccia il suo lavoro. Pioggia, neve, freddo, caldo, fango daranno alla pelle che le compone sfumature assolutamente irreplicabili. Come queste.

Come potete vedere una volta estratte sono inutilizzabili. I pellami e i punti delle cuciture sono estremamente provati ma vi sfido a sottoporre ad un simile trattamento calzature composte con materie prime sotto al livello di eccellenza. Non rimarrebbe nulla.

Queste resistono e quando il cliente desidera verranno estratte, pulite, smontate e rimontate con annessa lucidatura, ricostruzione suola e rifinitura allo stato dell’arte.

Ed ecco qualcosa che nessuno al mondo potrà MAI avere uguale a voi. Vogliamo prendere appuntamento?
http://www.jackbabush.com

Punti importanti

Questa volta cerco di darvi alcuni strumenti per prevenire acquisti che vi riservino sorprese.

Qui potete vedere in primo piano la suola di una calzatura che, a prima vista, pare dotata di cucitura Blake su fondo cuoio, in canalino aperto e inserto antiscivolo in gomma.
Una scarpa dotata di una dotazione di tutto rispetto quindi. Peccato sia tutta apparenza.

Cominciamo con la prima cosa che deve assolutamente colpirvi quando maneggiate una scarpa come questa. IL PESO. Una suola così configurata non può essere leggera poiché tutti gli elementi che la compongono necessitano di spazi e spessori ben precisi e sotto i quali non si può, fisicamente, andare.

A questo punto potete dare un’occhiata al sottopiede. Se non è completo, ovvero non ricopre tutta la lunghezza dell’interno, si dovrebbero vedere i punti della cucitura nella zona in cui appoggiate la pianta del piede.
Se fosse completo, provate ad alzarlo, senza far danno. Se i famosi punti non fossero visibili, ci sono ottime probabilità che siano FINTI.
Se il sottopiede fosse completo e non rimuovibile provate a spingere con il dito dalla parte dell’inserto in gomma verso l’interno, diciamo. Se risultasse troppo cedevole, vuol dire che la sostanza proprio non c’è.

Come in questo caso. Vedete che i punti all’interno non si vedono, ed anzi tolto il sottopiede appare subito la parte intrena dell’inserto in gomma. Quindi, oltre ad essere finta la cucitura è inconsistente anche la suola che farà così sentire sotto la pianta ogni minima asperità.

Questi scherzetti, se così vogliamo chiamarli, non sono appannaggio solo degli uomini ovviamente.
Le grandi marche si sono accorte che stanno, fortunatamente direi, aumentando le donne attente alla qualità delle loro calzature. E così, come spesso capita anche nelle famiglie migliori, qui potete vedere la stessa cosa attuata su di uno stivaletto di un grande brand d’oltralpe.

Il problema qui è che la curvatura della suola, data dall’altezza del tacco, e il gambaletto rendono difficoltoso verificare a vista come sia la pianta all’interno. Anche se si riuscisse ad alzare il sottopiede sarebbe difficile allungare l’occhio fino all’interno. Più alto è il tacco, più è difficile fare questo tipo di verifica. Se ci passate, potete provare ad infilare la mano e tastare. Sul perimetro, dovrebbero sentirsi i punti, almeno leggermente.
E anche qui torniamo al controllo “visivo”. Valutate quindi lo spessore della suola.

Qui riesco a farvi vedere il confronto con uno stivaletto molto simile prodotto da Church’s, che fortunatamente mantiene un certo range di qualità. La differenza tra le due suole si nota. È evidente che su quello inglese è presente anche la suola in gomma, sopra a quella in cuoio, ma è giusto per farvi capire con quali spessori dovreste aver a che fare.

Quello indica, abbastanza spesso, la possibilità che la cucitura della suola sia reale o fittizia.

Da questo dipenderà, come sopra, anche il peso della scarpa.

Con questo non voglio dire “non acquistatele” , perché se vi piacciono e se per voi la spesa è accettabile, perché no? Purché l’acquisto sia CONSAPEVOLE di cosa sia. E si sappia così a quali problematiche si potrebbe andare incontro con l’uso e, sopratutto, cosa e quanto poter “chiedere” alle vostre scarpe.

Conto tutto questo vi sia utile e ci vediamo alla prossima…

Buoni passi!
Giacomo.

Attenzione nel presente per apprezzare il futuro.

Ecco la suola di una buona scarpa in cuoio, munita di suola anch’essa in cuoio con integrato un’inserto in gomma antiscivolo, il tutto unito tramite cucitura Blake. Perfetta per l’inverno. La scarpa quindi e’pensata fondamentalmente bene, sicuramente una spanna sopra la media di ciò che si trova in commercio. C’è solo un’inconveniente che potrebbe presentarsi in futuro. Ora passo a chiarire 😉.

L’usura che potete vedere sulla gomma al momento e’ solo superficiale, se ne e’ andata appena appena la zigrinatura e la tenuta non è per questo compromessa. Pero’ continuando ad utilizzarla ovviamente prima o poi la gomma finirà e ci si troverà nella condizione di dover cambiare questa parte. Nessun problema se non fosse che per eliminare completamente la gomma vecchia questa andrà raschiata via. Con tale operazione però andremo anche a distruggere i punti della cucitura compromettendone irrimediabilmente la funzione. Ciò non vuol dire che la conseguenza immediata sarà l’apertura della scarpa in due parti, dopotutto c’è sempre la colla a tenere, ma una parte importante e PORTANTE del pregio di questa calzatura sara’ andata.

La soluzione fortunatamente e’ semplice: Basta che portiate la scarpa da un calzolaio che sia in grado, dopo averla inevitabilmente rotta, di ripristinare la cucitura. Questo vuol dire non solo semplicemente passarci sopra nuovamente ma, possibilmente, eliminare tutti i residui dei punti dalla suola e dal sottopiede -se la cucitura e’ a vista all’interno- e poi ricucire il tutto. Quindi applicare il salvasuola nuovo. Questo comporta una piccola spesa aggiuntiva ovviamente ma le sostituzioni future saranno più semplici e più economiche.

E avrete di nuovo la vostra calzatura con tutte le qualità inalterate.

Buoni passi e a presto!

G.

"Quanta strada nei miei sandali…

…quanta ne avrà fatta Bartali!” (cit. Paolo Conte )

Buongiorno! Oggi parliamo di un articolo che spesso viene giudicato come “troppo semplice” per essere degno di particolari attenzioni. Il SANDALO. Che sia da uomo o da donna si tratta di una calzatura che per un certo periodo dell’anno è al centro della scena. Quasi sempre sottovalutata la necessità di attenzione nella scelta perché tanto “ è solo per l’estate…” . Invece, proprio per le sue caratteristiche strutturali, è necessario porre altrettanta attenzione a come si comporti ai nostri piedi, prima dell’acquisto. Tenete conto che, rispetto ad una calzatura classica, ha molti meno punti di ritenuta del piede. Ciò rende ancora più importante ogni componente della suola, perché da questi deriverà il modo in cui la scarpa segue i vostri movimenti. E vi sostiene. Questo è il più importante aspetto da osservare. Poi, essendo utilizzato in un periodo molto caldo, hanno estrema importanza i materiali di cui è composto. Il sudore, chi più chi meno, è acido e assieme allo sfregamento produce un usura e sfregamento che potrebbero portare conseguenze spiacevoli. Si parla di vesciche, arrossamenti, irritazioni, gonfiore. Più i materiali saranno naturali più i Vs piedi si troveranno a beneficiarne.

Ecco l’etichetta che DEVE essere presente sulla calzatura al momento dell’acquisto. Inutile dire che più simboli “cuoio” si trovano, meglio è.

Ma quanta strada hanno fatto finora i sandali? Parecchia direi. La prova dell’esistenza di #scarpe e #sandali risalgono al paleolitico. Tracce di un’impronta simile ad una scarpa sono state rinvenute in #Francia,in una grotta, e sono state datate a circa 40.000 anni fa. In #Russia, in un sito del tardo paleolitico, sono stati ritrovati resti con frammenti di pelli e perline d’avorio sparse lungo i piedi, caviglie e tibie. Siamo a 29.500 anni fa.
Alcuni dipinti rupestri rinvenuti in Spagna, del periodo compreso tra 15.000 e 12.000 a.c. , testimoniano come l’esigenza dell’uomo di proteggersi i piedi sia antica. Le prime forme erano semplici sandali di rafia, foglie di palma o legno.

Con il passare dei secoli la fattura dei sandali e scarpe indicò sempre di più lo status sociale. Nell’antico Egitto solo i grandi sacerdoti e i sovrani potevano indossare sandali d’argento decorati con pietre preziose. Presso la corte del faraone esisteva anche una carica legata a questo privilegio: i portatori di sandali. Dato che nei luoghi sacri si entrava solo a piedi nudi, loro avevano il compito durante le cerimonie, di fare la guardia alle preziose calzature o di seguirli portandole su di un cuscino.

Un altro esempio potrebbe essere Nerone, che amava i sandali d’argento, di fattura però più complessa di quella utilizzata in #Egitto.
E così via…

Continuare l’escursus storico sarebbe troppo lungo, questo è stato giusto per dare un’idea di quanto possiamo andare indietro nel tempo grazie a questa semplice calzatura.
Ed oggi?

Oggi i sandali hanno una posizione controversa, soprattutto nel caso della versione MASCHILE, in quanto nessuna cultura occidentale li considera calzature degne di questo nome. Persino nei paesi in cui fanno parte dell’abbigliamento quotidiano, quando si tratta di incontrarsi con americani od europei, gli uomini d’affari li scartano senza esitazione in favore di scarpe più classiche.
Gli estimatori dello stile classico arricciano il naso di fronte ai sandali,per loro sono calzature da persone incivili. Eppure hanno una loro utilità; sulla spiaggia,al lago, in campagna,in cortile, in una città di mare o per una sortita estiva per fare shopping… Sicuramente disdegnarli completamente è altrettanto sconsigliabile quando privarsi di bermuda o t-shirt.
Possiamo dare alcuni piccoli suggerimenti per quanto riguarda il loro utilizzo, per far si che sia il più consono possibile:
1- Per poter indossare i sandali occorre avere piedi ben curati. Controllare il loro stato prima di pensare anche solo di metterli ai piedi.
2- Se proprio arrivaste a porvi la domanda se fossero troppo casual, la risposta sarà sempre SI.
3- I sandali non dovrebbero mai essere indossati per un’occasione che si possa descrivere come un’evento sociale.

Per carità, sono presenti sul mercato decine di modelli dallo stile classico, pulito e con una loro “eleganza” se vogliamo, che abbinati ad abiti in linea con il gusto e stile possono fare una bella figura. Sempre indossati nel giusto modo e nel giusto contesto, ma non saranno mai giudicati adatti ad una situazione formale.

Bisogna dire che il gentleman moderno ha dalla sua alcune possibilità “furbe” grazie all’abilità ed inventiva degli artigiani e designer odierni. Derby in pelle intrecciata, con inserti in canvas, con la tomaia traforata. Resta però sempre e comunque l’importanza della qualità dei materiali,imprescindibile per assicurare la traspirazione del piede in un’ambiente caldo.

Per chi poi preferisce una calzatura creata su misura le possibilità si moltiplicano. Infatti a quel punto pochi sono i limiti che la fantasia,il gusto e lo stile possono avere. Ho visto creare derby-sandalo assolutamente favolose…

Questa volta le donne sono decisamente più fortunate, inutile dirvi quanti modelli assolutamente eleganti vengano proposti ed universalmente accettati nella maggior parte della società odierna. Per voi, sig.re&sig.ine, c’è davvero solo l’imbarazzo della scelta rispetto a stile,occasione,fisico ecc ecc..
Alla fine di tutto, la cosa più importante restano la vosta comodità e benessere. Prestate perciò si attenzione allo stile ma soprattutto alla fattura e vestibilità di ciò che acquistate. Molto più semplice arrivare a fine giornata con i piedi affaticati da un paio di sandali piuttosto che un paio di Oxford in cordovan.

Spero che questo articolo sia stato un piacevole diversivo in queste giornate roventi.

Buoni passi e buona…estate!
Giacomo.

Croce o Delizia?  Gentildonne,  Rene vi vizia!

Buongiorno! Oggi vi propongo una piccola recensione. Qualche giorno fa, complice la richiesta di una cliente, sono andato a valutare una calzatura. Questo sandalo sling back, open-toe, in raso nero, caratterizzato da un’elegante incrocio in perle sul collo del piede. Lo produce Rene Caovilla, brand di assoluta eccellenza. Oltre ad essere sicuramente molto bello, elegante e raffinato, è anche ben pensato. Sì, perché l’estetica non può e non deve essere l’unico metro di valutazione di una calzatura. E io faccio in modo sia così. Subito Mi ha colpito l’incrocio di perle. Idea di stile ma che può avere alcune criticità. Lo sfregamento sul collo e la capacità di resistere alle forze in gioco durante il passo, sono le due principali. Qui sono affrontate con perizia. Le perle, di per se, sono già un’idea furba in quanto sferiche. Quindi potremmo definirle “morbide” sulla pelle. Quella che si trova nel punto esatto di giunzione dell’incrocio e’ stata per di più smussata dal lato interno. Gli anellini con castoni a tutto tondo hanno un diametro lievemente inferiore alle perle, così restano elegantemente proporzionati senza interferire con la loro superficie. Il tutto è assemblato utilizzando filo in ACCIAIO, non nylon come troppo spesso accade e le cui conseguenze potete immaginare. Attenzioni che rendono la calzatura decisamente più solida nella sua scintillante eleganza e pratica nell’utilizzo. Qualità che, su questi articoli, non sempre coincidono. Anche Il resto non presenta incertezze o falle. Concludiamo su questa piccola meraviglia con la suola finemente glitterata, oramai segno distintivo del brand. E poi si vedrà al piede, vera prova decisiva.

https://www.renecaovilla.com/it/sandalo-in-raso-e-perle.html